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2026 © Massimo Marafante. All rights reserved.

Metodo

Mi piace pensare esista sempre un metodo positivo per indicare una direzione

Il mio flusso di lavoro

Il framework che trovate in questa pagina non l’ho “progettato” e, a dirla tutta, non ci ho riflettuto poi molto. A essere sinceri non serve chissà quale competenza particolare per metterlo insieme.

Allora perché dedicarci una pagina intera?

Perché è il risultato, naturale, di un’analisi retrospettiva dei progetti che ho seguito in questi anni cercando di individuare le competenze specifiche che utilizzavo, di volta in volta, in ciascuna fase di lavoro. Da questa lettura è emerso un metodo che descrive il mio approccio alla progettazione ma, ancora di più, che illustra cosa vuol dire per me fare Design: ogni soluzione è il risultato di un passo in avanti rispetto al momento precedente, una costruzione lineare, una progettualità consapevole.

Le competenze lineari

Nella versione che preferisco — quella a cui tendo ogni volta che le condizioni del progetto lo permettono, perché nella pratica non è sempre così lineare — tutto parte da un principio guida, ancora astratto (Concept), che cerco di calare nella realtà testandolo attraverso l’osservazione di utenti, competitor e dati (Research). Definita la direzione, do struttura e gerarchia ai contenuti (Architecture) prima di intervenire su interfaccia o estetica. Solo a questo punto entro nella fase esecutiva, che si sviluppa su due piani complementari — quasi mai in parallelo: la progettazione dell’esperienza d’uso (Interaction) e la definizione del linguaggio visivo (Visual).

… e quelle trasversali

Due sono le competenze che restano trasversali all’intero processo, senza una particolare posizione nella sequenza. La capacità di garantire coerenza cross-touchpoint tra tutti gli artefatti di un brand (Identity) e l’organizzazione di risorse, tempistiche e processi (Management) — sono determinanti in ogni fase del progetto, non solo nella fase finale.

Ma, le competenze… sono anche dei filtri?

A questo punto rimane una domanda: ma perché l’analisi retrospettiva? Certo, per individuare le mie competenze ma c’è, anche, un aspetto più pratico — sono diventate anche i filtri con cui potete esplorare i miei progetti: sono gli stessi tag che trovate descritti qui sotto. Perché come succede di solito, il design è una progettazione circolare, quello che arriva subito dopo — nel migliore dei casi — andrà a influenzare quello che hai pensato un attimo prima, per costruire quello che arriverà in modo completamente… diverso.

Concept — Research — Architecture — Interaction — Visual — Identity — Management — AI (New)

Le mie competenze

Concept

Definisco il principio guida di un progetto. È il momento in cui non ho ancora soluzioni, solo un’intuizione — a volte poco più di un’immagine mentale — che però basta a orientare tutto quello che viene dopo: una metafora, un principio, un modo di guardare al problema prima ancora di iniziare a risolverlo.

Research

Osservo gli utenti, analizzo i competitor e il contesto di mercato attraverso metodologie quali-quantitative: analisi euristiche, survey, journey map, test di usabilità e così via. Più spesso questo è il punto di partenza della progettazione, a volte (poche in verità) questa fase mette in discussione quello che avevo immaginato in quella precedente.

Architecture

Prima di realizzare qualsiasi cosa definisco l’architettura informativa e la gerarchia dei contenuti di un prodotto, digitale o meno: la struttura portante su cui si innesta la progettazione dell’interfaccia o la resa grafica. È un lavoro che, se fatto bene, nessuno nota — e che si nota moltissimo quando manca.

Interaction

La progettazione dell’interfaccia: i contenuti diventano esperienza d’uso — flussi, wireframe, prototipi. E poi la verifica attraverso test e valutazioni (euristiche), perché un’interfaccia che funziona solo nella mia testa non è sinonimo di usabilità.

Visual

Definisco il linguaggio visivo di un progetto: composizione di un design (system), coerenza grafica, selezione di immagini coordinate. A volte per vestire un singolo artefatto, altre volte per costruire — o rinforzare — l’identità visiva di un brand.

Identity

Garantisco la visione d’insieme. La coerenza cross-touchpoint di un brand assicura che ogni artefatto progettato rafforzi la stessa identità: che si tratti di un sito, di un gestionale o di un altro artefatto. È la competenza meno visibile, perché non produce un artefatto tutto suo — ma anche la più visibile, perché produce coerenza tra tutti gli artefatti.

Management

Gestisco risorse, tempistiche, flussi di lavoro — miei o di un team — per garantire un’organizzazione efficiente del progetto e sostenibile nel tempo. Perché anche l’idea più brillante, se non è organizzata, resta soltanto un’idea.

AI

New

Alcuni dei miei progetti
“Il design è un processo circolare. Quello che arriva subito dopo — nel migliore dei casi — andrà a influenzare quello che hai pensato un attimo prima, per costruire quello che arriverà, in modo completamente diverso”

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